Mentire è possibile, il crimine (talvolta) paga, ma tentare di spacciare per relazione un sorriso di plastica o una risposta cortese, rappresenta una delle mission impossible delle nostre organizzazioni.
Servire relazione umana corretta e verace al cliente è sempre più difficile in tempi di tagli, saving e nubi minacciose sui livelli occupazionali.
Spesso la costruzione di relazione avviene come processo industriale, con corsi sulla relazione con il cliente, le tecniche di gestione del cliente, dei reclami, etc.. Altrettanto spesso sono organizzazioni anaffettive verso il proprio personale a richiedere SLA relazionali allo stesso. Una palese asimmetria e un piccolo paradosso. Anche le soluzioni one shot, che siano convention o smile school, producono un risultato modesto se non sono accompagnate da una ragionevole affettività organizzativa. Ma la produzione di affettività non è data da un sistema industriale, ma è un output della cultura aziendale stessa, della sua attenzione alle persone, nei fatti, al di là dei proclami.
Non si confonda però l’affettività e l’organizzazione affettiva con un modello di organizzazione debole o senza regole, in balìa della capricciosità del singolo individuo. Esiste anche nell’organizzazione, come in ogni comunità, un equilibrio sottile fra l’attenzione al singolo e il benessere della comunità. Quale è e dove sta questo equilibrio? Dogma ha alcune idee in merito, ma quali sono le vostre? Scrivetecelo.
Ah, ovviamente, vi vogliamo bene comunque.
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