• Richiedi nuova password
  • home
  • il progetto
  • chi siamo
  • capacità operativa
  • i servizi
  • il network
  • blog
  • futurama
  • contatti
 

Archivio Blog

  • July 2009 (3)

Contattaci

dogma consulting

Esce il libro ECOLOGIA DELLA MARCA di M. Testori e F. Fornezza, Ipsoa Ed.

Dio è morto, Marx è morto ed anche il Brand non si sente tanto bene: morirà nel 2014?

"Il discorso sulla marca, sulle sue relazioni, il/i suoi ruoli, il suo futuro, è probabilmente senza fine, dato che senza fine, e sostanzialmente imprevedibili, sono gli sviluppi della società, dei bisogni dei clienti, delle modalità di scelta e di acquisto, dell’evolversi dei canali distributivi e delle nuove tecnologie.(...)  Da parte nostra non possiamo proporre soluzioni, né temporanee né tanto meno definitive: la letteratura di marketing è già ricca di soluzioni “ready to use”, di panacee miracolose offerte da sedicenti guru o nuovi imbonitori.  Leggi tutto

  • approccio olistico
  • Brand
  • crisi 2007-2014
  • gestione complessità
  • Marca

L’organizzazione on the border

Dal Limes e dalle periferie dell’impero vengono i segnali per innovare le organizzazioni

L’organizzazione militare tradizionale e centralizzata, con un albero decisionale a gradi di libertà crescenti al crescere della gerarchia ed una informazione asimmetrica, che procede Leggi tutto

  • confini
  • crowdsourcing marketing
  • front end
  • frontiere
  • innovazione
  • limes
  • risposta reattiva

T’amo, o cliente

Il paradosso: organizzazioni anaffettive che ordinano alla propria rete di amare il cliente?

Mentire è possibile, il crimine (talvolta) paga, ma tentare di spacciare per relazione un sorriso di plastica o una risposta cortese, rappresenta una delle mission impossible delle nostre organizzazioni. Leggi tutto

  • customer care
  • front line
  • organizzazione anaffettiva
  • SLA relazionali

Automotive 2014

L’ibrido a gas Fiat-Tata conquista il mercato

Dicembre 2014: I dati di vendita del mercato Automotive hanno mostrato anche questo mese la piena salute del mercato auto nel nostro paese. Il primo produttore mondiale Fiat-Tata consolida nel nostro paese la sua quota di mercato del 50% a totale marchi. Leggi tutto

  • 2014
  • auto 1.0
  • automotive
  • patto istituzionale
Login

  

2014 approccio olistico approccio olistico al Brand auto 1.0 automotive Brand confini crisi 2007-2014 crowdsourcing marketing csat customer accountability customer care customer insights front end frontiere front line gestione complessità gestione della complessità idee innovazione kpi’s limes Marca modellistica organizzazione anaffettiva patto istituzionale Ricerca di qualità risposta reattiva SLA relazionali soft power
"Esplora i nostri contenuti: clicca sulle tags"
home » blog » la customer satisfaction : "controllare il rischio” o “progettare distintività”?

La customer satisfaction : "controllare il rischio” o “progettare distintività”?

Jul09

Gli investimenti sulla customer satisfaction nel nostro paese sono piuttosto elevati, anche se negli altri paesi occidentali lo sono ancora di più. Senza contare gli enormi investimenti nel customer care aziendale (dalle strutture interne ai contact center)

, nell’investimento comunicazionale sui clienti dedicato a scaldare la relazione e la loyalty e quant’altro. Insomma un sistema da non meno di alcune centinaia di mln dedicati ogni anno alla cura del cliente, alla sua fidelizzazione, alla sua capacità di diventare un influential positivo attraverso un buon passaparola.

Il risultato? Modesto, a credere a tutti i dati che costantemente vengono prodotti sulla misurazione della customer satisfaction del cliente. I dati risultano mediamente stabili e talvolta in calo. Un dato per tutti: l’indice misurato da GPF per conto di http://www.manageritalia.it/news/4/la customer satisfacion nei servizi in italia">Manageritalia quest’anno, benchè risenta di alcuni mutamenti metodologici, segnala che negli ultimi anni a livello di paese gli indici di Csat dei più diversi settori, non cresce in modo significativo (anzi calerebbe pure). Il benchmark? Le farmacie. Il che fa onore a questo canale, amato dagli italiani, ma dice anche che l’esperienza di soddisfazione è settata su aspetti tutto sommato basici: qualcuno che ti dia una mano ed un consiglio (anche interessato, ma senza esagerare) quando ne hai bisogno.

La domanda sorge spontantea: quale è il ROI del nostro sistema nazionale di customer care? Quale è oggi la sua capacità di creare un’esperienza distintiva? Una volta, nei ruggenti anni ottanta qualcuno parlava ancora di “deliziare” il cliente. Su questo punto - da allora - abbiamo fatto calare un imbarazzato silenzio. Va anche detto che queste domande appaiono ingenerose verso il sistema stesso del Customer care. In fondo, in presenza di una costante essenzializzazione dei processi aziendali, di una puntigliosa ricerca dei saving e dell’efficienza e leadership di costo per tutte le aziende, il fatto di riuscire a mantenere gli indici di Csat costanti o solo in lieve calo deve apparire come un successo per la filiera dedicata alla cura del cliente a cui le risorse vengono più che lesinate e, indubbiamente negli ultimi anni, tagliate con allegrezza.

Se le attività di customer care vivono questo momento, la ricerca sulla loyalty non può che essere inserita in un gioco difensivo: deve verificare che non si facciano danni, o almeno danni eccessivi nella relazione con il cliente, deve anticipare i danni stessi e stimarne gli impatti. Nei casi più estremi: deve capire su quali clienti c’è spazio per un ulteriore asciugamento del livello di servizio (le aree su cui abbattere la scure dei prossimi saving). Per fortuna non è sempre e solo così, ma ciò accade più spesso di quanto non traspaia superficialmente.

I limiti di questo approccio sono evidenti: rischiamo di essere un puro termometro senza alcun potere curativo (e questo ci sta), ma soprattutto senza essere inseriti in una strategia di cura e crescita della relazione.
Fra l’altro alcuni specifici approcci portano i termometri della loyalty a enfatizzare alcune peculiarità:
molte interviste , a misurare e controllare i propri uomini e sedi disperse sul territorio, quello che sui manuali militari sta sotto l’acronimo della “tripla C”: Comunicazioni, Comando, Controllo….
Interviste a basso costo (logica di saving permeano anche lo strumento di controllo dell’efficientamento…), fortemente strutturate, anche nelle fasi di deployment. Gli indici ed i modelli sono ad elevata strutturazione, con forte centratura sulla delivery industriale, di massa, delle performance del “termometro”. Per legare il risultato della misurazione ai sistemi di incentivazione delle reti.

Di per sé questo approccio, se temperato da altri approcci più legati alla costruzione del “Soft Power” (cfr. Joseph S. Nye, Jr) sarebbe solo una componente del sistema. Ma se questa componente predomina e annulla tutte le altre, allora - forse - il problema esiste.

Esiste un approccio alternativo? Sì, certamente, a patto di avere obiettivi diversi.
Ad esempio cambiando lo scopo: non più il manometro di controllo dell’insoddisfazione ma l’acceleratore di idee e il diffusore di cultura ed esperienza al servizio della costruzione della distintività aziendale.

Tecnicamente è composto da termometri simili a quelli usati nella misurazione della Csat. Simili, ma non uguali. Meno modellistica (che non è quasi mai portatrice di reali vantaggi competitivi, malgrado l’opinione di molti istituti e dei clienti che sono costretti a giustificare la scelta di un sistema proprietario rispetto ad un altro) , meno reportistica impostata su kpi’s e su strumenti. Molta più analisi qualitativa, osservazione sul campo (anche etnologica), molta costruzione e decostruzione della customer experience. Molta centratura sulla creatività e coinvolgimento del front line. Ricerca quantitativa più contenuta ma più orientata a misurare i trade off economici delle diverse ipotesi progettuali della customer experience.

La parola d’ordine : progettare esperienze distintive, utilizzo di approcci basati sulla “customer accountability” per ottimizzare l’allocazione di risorse in accordo con il cliente. In altre parole: si investe su quello che lui è disposto a pagare. Un atto pericolosissimo e non so se consigliabile. Rimette il marketing al centro dell’azienda e della sua capacità di costruzione del valore per il cliente e per il sistema degli stakeholders. Handle with care, please.

GPF: La customer satisfacion nei servizi in italia
  • ShareThis
  • csat
  • customer accountability
  • kpi’s
  • modellistica
  • soft power

Commenti

Invia nuovo commento

Il contenuto di questo campo è privato e non verrà mostrato pubblicamente.
  • Indirizzi web o e-mail vengono trasformati in link automaticamente
  • Linee e paragrafi vanno a capo automaticamente.

Maggiori informazioni sulle opzioni di formattazione.

CAPTCHA
This question is for testing whether you are a human visitor and to prevent automated spam submissions.
2 + 17 =
Solve this simple math problem and enter the result. E.g. for 1+3, enter 4.
  • progetto
  • chi siamo
  • network
  • blog
  • privacy

dogma consulting

via Ottoboni, 6
20148 Milano
Italia
P.IVA 13241580151
info@dogmaconsulting.it
T +39 02 456789
M +39 123 456789
F +39 02 456789
Realizzazione sito web: TourTools